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lunedì 24 maggio 2021

latino - Tifeo o Tifone

 latino - Tifeo o Tifone


Dopo che Zeus ebbe spodestato  Crono con l'aiuto di una parte dei Titani Gea adirata per l'imprigionamento dei Titani che non avevano parteggiato per Zeus unitasi al Tartaro partorì un nuovo mostro Tifeo o Tifone

Tartarus ex Tartara procreavit Typhonem immani magnitudine, specieque portentosa, cui centum capita draconum ex umeris  enata erant.

Hic Iovem provocavit, si vellet secum de regno certare. Iovis  fulmine ardenti pectus eius  percussit; cui cum  fragraret montem Aetnam qui est in Sicilia super eum imposuit, qui ex adhuc ardere dicitur.

Tartaro da Tartara( Gea, compl di origine)  procreò Tifeo o Tifone di straordinaria grandezza ( compl di qualità)  e di aspetto mostruoso ( ablativo di qualità), le cui innumerevoli teste di drago erano nate dalle spalle.

Così provocò Giove, se volesse combattere con lui per il regno.

Giove ( nominativo  raro )  lo trafisse con fulmini ardenti( ablativo strumentale) al petto  e a lui mentre bruciava (cum narrativo) mise sopra di lui il monte Etna che è in Sicilia si dice che arda da quel momento

martedì 11 maggio 2021

I miti latini - Titanomachia

 I miti latini - Titanomachia


In questo passo di Igino la Titanomachia è connessa con un mito che ha avuto versioni diverse e che segna il contatto della civiltà ellenica con quella egiziana

La bellissima Io era sacerdotessa di Era (cioè Giunone secondo i latini) nell'Argolide  Zeus se ne innamorò ed Era gelosa per sottrarla al coniuge la trasformò in candida giovenca e la pose sotto la custodia di un mostro dai cento occhi Argo. Ma Ermes per incarico di Zeus riuscì a far addormentare Argo  e a ucciderlo. Io in preda la furore destato da Era nell'animo suo fuggì  in Egitto dove ripresa forma umana per opera di Zeus gli partorì il figlio Epafo che fondò  Menfi e divenne re d'Egitto.

In Egitto il mito di Io si fonde a quello di Iside in seguito all'identificazione dei due personaggi.


Postquam Iuno vidit Epapho ex paelice  nato tantam regini potestatem esse, curat in venatu ut Epaphus necetur Titanosque hortatur Iovem ut regno pellant  et Saturno restituant. Hi cum conarentur in caelum ascendere oes Iovis cum Minerva et Apolline et Diana praecipites in Tartarum deiecit. Atlanti autem qui dux erorum fuit caeli formicem super umeros imposuit, qui adhuc dicitur caelum sustinere 

sabato 20 marzo 2021

latino - il mito del mondo classico

 latino - il mito del mondo classico 


Dal mondo classico e soprattutto dal mondo greco abbiamo ereditato un grandioso copro di narrazione, i miti, che riflettono i principali problemi che l'umanità primitiva si è posti  e ai quali ha dato una spiegazione fantastica. 

Tale spiegazione propone agli studiosi moderni un arduo sforzo di interpretazione, sì che i risultati, cui si è giunti, sono spesso discordanti e talora incerti e ancora suscettibili di indagine.

Questi miti si possono raggruppare in diversi nuclei 

a) I miti che tendono a spiegare la nascita del mondo ( Cosmogonia), che  narrano come il caos, concepito come un'immensa e tenebrosa voragine, sia sorta primamente Gea, la Terra, da cui subito si separò il Tartaro, l'Inferno. Da Gea ebbero origine Urano, il cielo, e Ponto, il mare, che a loro volta congiuntisi con Gea, produssero i Titani, i Ciclopie i Centimani, giganti dalle cento braccia, e diverse divinità marine.

E' evidente  in questo mito l'allusione al fenomeno naturale della fecondazione della terra per mezzo delle piogge e delle acque.

b) i miti che tendono a spiegare la nascita degli dei (Teogonia). Urano, temendo di perdere la signoria per opera dei Ciclopi  e dei Centimani, li relegò  ne Tartaro. Gea allora indusse i Titani a ribellarsi al padre. Quello dei Titani che riuscì a vincere Urano  e lo spodestò, prendendosi il posto, fu Crono.

Crono però era sospettoso come il padre, e si premuniva  contro un eventuale assalto dei figli divorandoli tutti appena nati. Questa fu la sorte di Estia, Demetra, Era, Ades  e Poseidone. L'ultimo nato, Zeus , messo  in salvo dalla madre Rea figlia di Urano e Gea, e moglie di Crono, nell'isola di Creta, aggerdì  il padre, lo obbligò  a rimettere fuori i figli ingoiati  che, essendo immortali, erano vivi nello stomaco del padre, e , con l'aiuto dei Titani (Titanomachia), lo spodestò  e liberò dalla prigionia nel Tartaro i Ciclopi  e i Centimani. Anche  in questo gigantesco conflitto  tra Zeus e Crono è evidente l'allusione naturalistica a cataclismi geologici, diluivi .................

Sopraffatto  Crono, Zeus  divise i fratelli Posidone  e Ades la signoria dell'universo, riservando per sè il  dominio del ciel, affidano a Posidone quello dei mari  e a Ades quello del mondo terreno.

Zeus, simbolo del girono luminoso, dio che governa  gli agenti atmosferici che ha come attributo  la folgore, diventa  il padre degli dei e degli uomini.

Dal connubio infatti di Zeus ed Era e con altre divinità  che avevano culti locali in diversi luoghi dell'Ellade, nascono atri dei e dee che si sogliono raggruppare in divinità maggiori e divinità minori, legate tra loro  da vincoli di parentela. Dall'unione di  Zeus con donne mortali nascono i semidei e gli eroi.

c) UN nucleo assai ricco di leggende, che riguardano tutte le divinità  maggiori e minori, i loro amori, i loro connubi, le loro inimicizie e vendette, le loro passioni. Gli dei, infatti  quando assunsero aspetto umano (antropomorfismo) si distinsero dall'uomo nell'aspetto fisico, poiché  ebbero statura più  elevata, maggiore gagliardia, prestanza, bellezza e godettero, oltre che dell'immortalità, dell'eterna giovinezza, ma furono  soggetti anch'essi alle umani passioni.

d)  I miti che riguardano la nascita della stirpe umana, diversi secondo le località di origine. Secondo le leggende più antiche gli uomini erano autoctoni, cioè  dalla terra come le piante e gli animali, oppure  erano nati gli alberi, dalle rocce, dai sassi, oppure  erano stati plasmati con il fango da qualche divinità.

e)Le leggende degli eroi che nacquero  più tardi presso alcune stirpi o tribù elleniche. L'intento  di nobilitare  le origini del popolo fece attribuire al mitico progenitore discendenza divina, oppure il desiderio di glorificare un personaggio che si era distinto  per imprese gloriose, che aveva liberato le regione da particolari  flagelli, e che per l'appunto meritava riconoscenza e perenne ricordo, gli fece attribuire onori e culto pari a quelli di una divinità.

f)  I cicli mitici, che non hanno come protagonisti un singolo eroe, ma coinvolgono un gruppo di persone, un'intera casata, tutta quanta la città, diverse città unite in una confederazione. Essi fanno capo a una leggenda originaria, ma si frantumano in una serie numerosissima di altre imprese e leggende. I più celebri  di questi cicli sono  : il ciclo troiano e il ciclo tebano. Per il suo carattere eroico, il primo  ha dato origine a poemi epici che cantano la conquista di Troia  da parte di una confederazione di città elleniche. Per il suo carattere drammatico, il secondo ha ispirato i poeti tragici e riguarda la tragica sorte di Laio e dei suoi discendenti.

Sebbene quasi tutti i popoli della terra, ai loro albori, abbiano creato miti e leggende, è pur sempre stupefacente la fantasia del popolo greco, che ha creato un fitto tessuto di mitiche si intrecciano gli uni con gli altri o che sono talora discordanti o che si ripetono attribuiti a personaggi diversi.

Certamente le divinità elleniche, come le divinità di tutti i popoli indoeuropei, erano connesse con i fenomeni naturalistici, erano  anzi la personificazione stessa di questi fenomeni. Ma questo concetto non serve a spiegare tutte le numerose divinità del mondo ellenico  e i loro caratteri.

Alcuni miti tradiscono la sovrapposizione di culti di due divinità diverse : la divinità più recente prende il posto di una divinità più antica ereditandone le caratteristiche come attributi,

Incroci, contaminazioni, collisioni fra i vari miti sono anche dovuti alle ondate emigratorie delle tribù elleniche avvenute in diversa epoca e ai loro conseguenti spostamenti.

Certo è che  la mitologia greca rappresenta l'anima di tutto un popolo : senza essere confusa con la vera e propria religione, essa permea tutta e, per il suo mirabile carattere fantasioso costituisce sempre fonte di ispirazione